L'obiezione, posta nel modo più forte possibile
Chi non crede nell'autenticità della Sindone ha in mano un argomento che sembra chiudere la questione: nel 1988 tre laboratori indipendenti, a Oxford, Tucson e Zurigo, hanno datato il tessuto al radiocarbonio e sono arrivati tutti alla stessa conclusione, pubblicata su Nature, la rivista scientifica più prestigiosa al mondo. Il telo risalirebbe a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390, con un livello di confidenza del 95%. Chiunque continui a difendere l'autenticità dopo un risultato del genere, dicono i critici più severi, non sta facendo scienza: sta facendo apologetica travestita da scienza, cercando prove per una conclusione decisa in anticipo dalla fede.
È un'obiezione che merita rispetto, perché il test del 1988 è reale, è stato condotto con rigore metodologico, ed è stato per anni il punto fermo di ogni discussione seria sulla Sindone. Chi liquida quel risultato con un'alzata di spalle, come fanno certi siti apologetici poco seri, non sta difendendo la fede, sta solo ignorando i dati che non gli piacciono.
Ma il 1988 non è stata l'ultima parola
Quello che l'obiezione tende a lasciare fuori è che la comunità scientifica, incluse persone che non hanno alcun interesse religioso nella questione, ha continuato a interrogarsi su quel risultato negli anni successivi, e non per capriccio.
Nel 2005 il chimico Raymond Rogers, uno dei massimi esperti mondiali di analisi termica (aveva lavorato per decenni al Los Alamos National Laboratory), pubblicò uno studio in cui sosteneva che il campione usato per la datazione del 1988 presentava tracce di tintura e una composizione chimica di vanillina significativamente diversa dal resto del tessuto sindonico, un indizio compatibile con un rammendo invisibile, eseguito in epoca medievale per riparare un danno sul bordo del telo, proprio nella zona da cui fu tagliato il campione. Se quella parte del tessuto fosse davvero un rimaneggiamento medievale, la datazione del 1988 avrebbe misurato correttamente l'età del rammendo, non quella del telo originale.
Qui però l'onestà richiede di dire anche l'altra metà della storia, quella che chi difende a spada tratta l'autenticità tende a saltare. Lo studio di Rogers è stato criticato duramente sul piano metodologico: ha usato un test qualitativo per trarne una conclusione quantitativa, non ha utilizzato campioni di controllo, e ha eseguito la misurazione una sola volta, senza le ripetizioni necessarie a stabilire un margine d'errore attendibile. E la dottoressa Mechthild Flury-Lemberg, una delle massime esperte mondiali di tessuti antichi, che poté esaminare da vicino la Sindone durante il restauro del 2002, negò categoricamente di aver trovato rammendi in quella zona, precisando che se ci fossero stati sarebbero risultati visibili anche sul retro del tessuto. La questione del rammendo invisibile, quindi, resta un'ipotesi seria ma non dimostrata, non un fatto acquisito.
Il 2022, e cosa dice davvero lo studio del CNR
Nel 2022 un gruppo di ricerca dell'Istituto di Cristallografia del CNR di Bari, guidato da Liberato De Caro, ha pubblicato sulla rivista Heritage uno studio con una tecnica diversa dal radiocarbonio: la diffrazione di raggi X ad angolo ampio, nota con la sigla WAXS, che misura il grado di invecchiamento naturale della cellulosa del lino, calibrandolo su campioni di età nota compresa tra il 3000 a.C. e il 2000 d.C. Applicata a un filo sindonico prelevato proprio vicino all'area usata per il test del 1988, la misurazione ha dato un risultato compatibile con un'età di circa 2000 anni, non con i sette secoli della datazione al radiocarbonio.
È un dato interessante, e viene da un istituto pubblico di ricerca, non da un laboratorio confessionale con un interesse dichiarato nel risultato. Ma anche qui va detta tutta la verità, non solo la parte comoda: si tratta di una misurazione su un singolo filo, condotta da un solo laboratorio, non ancora replicata da altri gruppi di ricerca indipendenti. Lo stesso De Caro, nelle interviste rilasciate dopo la pubblicazione, è stato esplicito su questo limite, e ha chiesto che altri laboratori ripetano la misurazione su altri campioni prelevati da punti diversi del telo, proprio perché la tecnica WAXS, non essendo distruttiva, permette di farlo. Finché quella richiesta non trova risposta, il 2022 non ha "riaperto il caso" nel senso in cui certi titoli hanno voluto far credere: ha aperto una pista seria, che aspetta ancora conferma indipendente.
Cosa possiamo dire con onestà, oggi
Lo stato reale delle prove, a oggi, è questo: esiste un test al radiocarbonio metodologicamente solido che data il telo al Duecento-Trecento, esiste un'ipotesi seria e non implausibile secondo cui quel campione era contaminato da un rammendo, ma non dimostrata con certezza, ed esiste una tecnica alternativa che suggerisce un'età molto più antica, ma basata su una sola misurazione non ancora confermata. Chi presenta uno qualunque di questi tre elementi come se chiudesse definitivamente la questione, in un senso o nell'altro, sta semplificando più di quanto i dati permettano.
Qui vale la pena distinguere i piani con la stessa precisione che useremmo per qualunque altra questione teologica. L'autenticità storica della Sindone non è materia di fede, non è dogma, non è nemmeno dottrina comune: è una questione empirica, che la Chiesa stessa ha sempre rimandato alla scienza. Lo disse con chiarezza Giovanni Paolo II nel 1998, in visita al telo: non trattandosi di una materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi, e affida agli scienziati il compito di continuare a indagare. Diversi papi, da Pio XI a Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, hanno espresso una personale convinzione favorevole all'autenticità, ma è appunto un convincimento privato, non un atto di magistero, e non impegna la fede di nessun cattolico. Ufficialmente la Chiesa autorizza il culto della Sindone come icona della Passione di Cristo, indipendentemente da come si risolverà la questione storica.
Questo significa che un cattolico può legittimamente pensare che il telo sia autentico, può legittimamente pensare che sia un manufatto medievale di straordinaria fattura, e in entrambi i casi resta perfettamente cattolico. Quello che non può fare, se vuole essere onesto, è presentare la propria opinione come un fatto scientificamente stabilito, quando i dati che abbiamo davanti dicono, con tutta franchezza, che la questione è ancora aperta.