Il nome viene da lì. Fede e luce, non come slogan ma come programma di lavoro: la fede che cerca di capire ciò che crede, secondo la vecchia formula di Anselmo, fides quaerens intellectum, e la ragione che, quando è onesta fino in fondo, non trova nella fede un nemico da abbattere ma un compimento a cui tendeva già da sola.
Chi scrive qui non è un teologo di professione, né un accademico con una cattedra da difendere. È qualcuno che ha deciso di studiare san Tommaso, i padri della Chiesa, la storia del dogma e le controversie di oggi con la stessa serietà con cui si studierebbe qualunque altra disciplina seria. Perché la verità, se è verità, lo è per tutti allo stesso modo, non solo per chi ha già un titolo appeso al muro.
Il taglio è tomista e scolastico, non come pezzo da museo ma come strumento che funziona ancora benissimo, quando lo si sa usare. Quando un argomento sembra vecchio e superato, quasi sempre è solo perché nessuno si è preso la briga di capirlo davvero prima di liquidarlo.
Le distinzioni contano
Su questo sito le distinzioni non sono un vezzo accademico: dogma definito, dottrina comune, opinione teologica ancora aperta, rivelazione privata approvata, tradizione pia non verificata. Sono livelli diversi di certezza, e confonderli è il modo più veloce per perdere credibilità, propria e altrui. Qui, quando qualcosa non è verificato, lo si dice chiaramente. La verità non ha bisogno di scorciatoie per essere difesa.